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Steve Jobs non è più tra noi | Apple Rumors
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Approfondimento: l'eredità di Steve Jobs

Steve Jobs Think Different

Purtroppo, dopo le voci dei mesi scorsi riferite a un peggioramento sostanziale delle condizioni del co-fondatore ed ex CEO di Apple, è giunta la notizia della sua dipartita, il 5 ottobre 2011  che segna il trapasso di uno degli uomini più noti al mondo per il suo contributo allo sviluppo di prodotti tecnologici ‘user friendly’, vale a dire: vicini a noi che li usiamo tutti i giorni.

Da oggi si può veramente dire che in ogni prodotto Apple ci sia un po’ dell’anima di Steve e questo vale sia per i credenti sia per i non credenti, quando tutti possono concordare su un fatto: nella tecnologia in generale e in quella Apple in particolare c’è un che di ‘magico’ – soprattutto per i profani – nel senso di misterioso e affascinante. Qualcosa che ci trascina. Steve ha saputo interpretare quel bisogno di immaginazione e innovazione e renderlo disponibile a un pubblico sempre più vasto, insieme a tutti coloro che hanno fondato e contribuito a rendere Apple quello che è diventata oggi, naturalmente.

Pensiamo che la foto qui sopra sia la più indicata per ricordarlo come è stato per lunghi anni: un manager visionario sulla breccia, un leader del Think Different e – aggiungiamo – del live different. Steve Jobs ha sempre detto che i primi clienti di Apple volevano e dovevano essere i suoi dirigenti, i suoi ingegneri, progettisti e programmatori. Ed è stato così sin dagli inizi, nonostante le turbolente vicende che lo hanno allontanato dalla sua ‘creatura’ dal 1985 al 1996.

Steve Jobs non è stato, soltanto, un capitano di industria o un grande manager. Prima di tutto è stato un grande uomo e vi invitiamo a ripercorrere il sunto del suo pensiero attraverso il celebre “discorso di Stanford”, che si articola principalmente su tre punti:

Sono le tre ‘storie’ di cui parla Jobs:

– la prima storia riguarda “l’unire i puntini” e risale all’abbandono del college da parte di Steve, secondo il quale sarebbe dovuto a cause antecedenti la sua stessa nascita: sua madre biologica, infatti, non potendolo allevare, aveva deciso di darlo in adozione a una famiglia benestante – che però voleva una femmina. Rifiutato doppiamente, Steve, fu affidato a una famiglia di genitori non laureati e non benestanti, con la promessa, da parte di questi, che si sarebbe potuto iscrivere al college. Diciassette anni dopo Jobs andò all’università, al Reed College di Portland (OG), ma la retta era troppo alta per i genitori adottivi e questo fece capire a Steve che doveva darsi da fare in altro modo. La migliore decisione della sua vita, secondo lui. Rimase al college come ‘clandestino’ per frequentare i corsi che veramente lo interessavano e aveva così pochi soldi a quel tempo che spesso doveva andare a mangiare al tempio degli Hare Krishna cittadino. I corsi di calligrafia che seguì gli furono molto utili in futuro, quando si trattò di creare i font del Macintosh che – come ripete nel video tra le risa del pubblico – furono poi copiati anche dal sistema rivale, Windows. I puntini si uniscono a posteriori, dopo aver vissuto. A tal proposito Steve afferma: ognuno di noi deve credere in qualcosa, nel proprio intuito, nel destino, nella vita, nel karma. Questo è necessario per fronteggiare le avversità della vita e questo vale per chiunque;

– la seconda storia parla di amore e di perdita. A vent’anni Steve e Woz fondarono Apple nel garage di casa dei suoi genitori adottivi e solo 10 anni dopo Steve ne venne buttato fuori, successivamente all’uscita del Macintosh, a causa degli attriti con Sculley, ormai noti a tutti. Il consiglio di amministrazione si schierò con il dirigente più anziano e Steve fu messo alla porta (seppure con un pacchetto di azioni che valeva 200 milioni di $). Steve ne fu devastato, anche perché la cosa era pubblica e avvenne sotto gli occhi del mondo intero. Voleva andarsene dalla Silicon Valley ma, dopo qualche mese, si rese conto di amare ancora quello che faceva. Si sentì quindi nuovamente un debuttante e ciò gli permise di entrare in uno dei periodi più creativi della sua vita, fondando NeXT e Pixar e incontrando un nuovo amore – che divenne sua moglie; ricominciò dunque a sognare il futuro. Pixar è oggi il principale studio di animazione cinematografica del mondo. Meno di dieci anni dopo, come si sa, Apple navigava in così cattive acque che fu quasi costretta ad acquisire NeXT e a riprendere Jobs al suo interno (la proposta che fece Jobs non poteva essere rifiutata). Il cuore dei computer NeXT è diventato il cuore di OS X e iOS. Lui e Laurene Powell non si sono mai separati, sino a oggi. Steve è sicuro che nulla di tutto questo sarebbe successo se non fosse stato licenziato da Apple. Ritiene quel fatto una medicina molto amara ma necessaria per il paziente del tempo. La vita – continua Steve – colpisce tutti con dei mattoni in testa, prima o poi. Bisogna continuare ad avere fede in ciò che si fa e si sa fare. Ma dovete amare quello che fate e farlo con passione. Questo vale per il lavoro come per gli affetti. Se non avete ancora trovato quello che amate fare, continuate a cercare. Non arrendetevi.

– la terza storia parla di morte. Quando aveva 17 anni Steve lesse una citazione che oggi risuona come un monito per tutti noi: “Se vivrai ogni giorno della tua vita come se fosse l’ultimo, sicuramente prima o poi avrai ragione”. Steve ha vissuto da allora ogni giorno chiedendosi cosa avrebbe fatto se fosse stato l’ultimo da passare sulla Terra. Chiedetevi se siete soddisfatti di quello che state facendo ogni giorno, come se fosse l’ultimo della vostra vita. Se la risposta è “no” per troppi giorni di fila, forse è giunto il momento di cambiare qualcosa. “Ricordarmi che morirò presto” – continua Steve “è stato il miglior strumento per ricordarmi di fare le scelte migliori ogni giorno della mia vita”. Questo perché di fronte alla morte, tutte le nostre ansie e preoccupazioni quotidiane svaniscono completamente. “Ricordarsi che si deve morire è il miglior modo per evitare al trappola di credere che si abbia qualcosa da perdere”. Siamo/siete già tutti nudi.

Come sappiamo queste parole furono pronunciate un anno dopo la diagnosi di tumore al pancreas e la successiva operazione, dalla quale Steve si riprese abbastanza in fretta. Pochi sanno che Jobs si è salvato solamente perché la forma tumorale era raramente operabile. Purtroppo, dal 2008, sono sopraggiunte complicazioni a livello insulinico e poi una recidiva maligna al fegato, con conseguente trapianto. Steve non si è arreso nemmeno allora, riprendendo a lavorare fino allo scorso 25 agosto 2011. La morte, afferma Steve nel video, non dovrebbe spaventare nessuno “perché è con tutta probabilità la più grande invenzione della vita”. E’ ciò che spazza via il vecchio per il nuovo. E’ ciò che rinnova il tempo. Questo riguarda tutti noi. Per quanto drammatica, questa è la verità dell’esistenza. “Dal momento che il vostro tempo è limitato, non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro”. Non lasciatevi intrappolare dai dogmi e dalle opinioni altrui che potrebbero offuscare la vostra voce interiore, che sa cosa vuole essere e chi vuole farvi essere. Tutto il resto, dice Jobs, è secondario.

Da qui la celebre citazione “Stay Hungry, Stay Foolish” che proviene dalla rivista alternativa degli anni ’60 The Whole Earth Catalog creata da Stewart Brand nella Silicon Valley. Era qualcosa di idealistico e molto poetico, piena di citazioni e molti ne furono ispirati, al tempo. “Siate affamati, siate folli”. Restate tali, finché morte non vi colga.

Questo è il messaggio umano di Steve Jobs. Tra le vostre mani avrete numerosi strumenti che sono il frutto di questa filosofia e di tanto lavoro ingegneristico e di programmazione di moltissime persone, naturalmente. Un solo genio non cambia il mondo, soprattutto oggi, ma un solo genio può immaginare di cambiare il mondo e può cambiarlo grazie all’aiuto di molti altri validi esseri umani. L’importante è capire che tra le vostre mani non avete solamente dei computer, dei tablet, degli smartphone o dei lettori di musica. Nelle vostre mani avete dei prodotti che riassumono 30 anni di ricerca umana, artistica e tecnologica e che rappresentano, probabilmente, il miglior livello di integrazione uomo-macchina mai raggiunto su  dei prodotti digitali di massa. Questa integrazione si esprime al meglio nei sistemi operativi OS X e iOS come in tutti i programmi che sono stati ideati a Cupertino. Per capire questo non basta provare un Mac per dieci minuti sul bancone di una catena di elettronica di consumo. Per capire l’anima di Jobs, come dei suoi prodotti, ci vuole tempo. Chi scrive, come molti di voi che leggete, ha passato più di venti anni su dei normalissimi PC-Win, che andavano cambiati ogni due o tre anni, che si surriscaldavano e andavano formattati ogni tre mesi per non incorrere in crash di programmi e di sistema. I Mac sono diversi. Provare per credere. Non fidatevi delle opinioni altrui. Imparare a usare i Mac o gli iDevice rappresenta un cambiamento di stile di vita, non semplicemente un cambiamento negli oggetti di utilizzo quotidiano. Uno stile di vita certamente più improntato alla qualità che alla quantità, all’investimento più che al consumo (chi possiede un prodotto Apple sa che non si svaluta quanto quelli della concorrenza), alla salvaguardia dell’ambiente più che al suo sfruttamento (i prodotti Apple sono orientati all’eco-compatibilità anche se la loro realizzazione non è esente da critiche di tipo ambientalista). Apple non è perfetta – la questione del lavoro in Cina è una grave macchia a nostro parere e non riguarda certamente solo Apple (anzi Apple pare essere l’unica azienda ad aver cercato di fare qualcosa in proposito) – così come Jobs è anche noto per il suo carattere difficile e il suo desiderio di controllo totale su prodotti e dipendenti. Ma, guardate cosa sta succedendo in queste ore in Rete e sugli altri Media. Il mondo intero sta realizzando un tributo globale a Steve Jobs, alla sua tecnologia che possiamo certamente definire artistica. All’uomo, prima di tutto, che ha saputo rimanere tale pur nei difficili ruoli che ha dovuto intraprendere per poter inventare il futuro e metterlo a nostra disposizione.

Torneremo ancora a parlare di Steve su questo blog, molto presto. Vogliamo concludere questo articolo parlando del keynote del 4 ottobre a Cupertino, dove la sedia vuota riservata – presumibilmente – a Jobs era un chiaro segnale del fatto che la fine fosse prossima e – sicuramente – molti a Cupertino lo sapevano. But, the show must go on, come ben si sa. Diversi commentatori sul Web nelle ultime ore hanno criticato Apple per l’uscita dell’iPhone 4S giudicandolo un oggetto non in linea con la concorrenza e non innovativo, probabilmente scambiando il tono dimesso del keynote – prima di tutto dello stesso CEO Tim Cook – con una sorta di sottostima del prodotto da parte di Schiller, Forstall e gli altri che sono saliti sul palco. L’iPhone 4S è certamente il miglior modello di iPhone mai realizzato ed è – e rimarrà – l’iPhone 4Steve. Il mercato giudicherà, spietatamente come sempre, il prodotto. Ma noi, in cuore nostro, saremo sempre affezionati ed emotivamente legati ad Apple e a Steve per quello che ha fatto fino all’ultimo giorno: immaginare il futuro tecnologico dell’umanità. Sta a noi non sprecare tutto questo, esprimendo al massimo la nostra creatività mediante i prodotti della Mela, prima che anche si diventi polvere. Come ha affermato Steve Wozniak, di nessun’altra azienda elettronica al mondo si può dire che si possano amare gli oggetti creati. Con Apple succede. Perché, lo ripetiamo, Apple è Steve. Speriamo che Steve continui a vivere in Apple.

A.A. 

Categorie: AppleFeatured - Tag: ,
  • Anonimo

    Quella foto della sedia vuota è evocativa e a suo modo terribile.

    • Anonimo

      Già. 🙁

  • Anonimo

    Quella foto della sedia vuota è evocativa e a suo modo terribile.